Quando acquistiamo una confezione di tisane al supermercato, la prima informazione che cerchiamo raramente è il peso netto riportato sulla scatola. Eppure è proprio questa l’indicazione obbligatoria per legge: i grammi totali del contenuto. Ma quanti di noi preparano una tisana pensando “oggi ne bevo 1,5 grammi”? Nessuno. Ragioniamo per filtri, per tazze, per porzioni. Ed è proprio qui che nasce un problema concreto di trasparenza informativa, particolarmente sentito dalle famiglie con bambini.
Il paradosso dell’etichettatura delle tisane
La normativa europea impone di indicare la quantità netta in unità di massa per i prodotti solidi, quindi in grammi. Tecnicamente corretto, ma praticamente poco utile quando si parla di prodotti porzionati come le tisane in filtro. Una confezione da 30 grammi può contenere 15 filtri da 2 grammi oppure 20 filtri da 1,5 grammi, con differenze sostanziali in termini di resa effettiva e convenienza economica.
Il vero nodo della questione emerge quando vogliamo comparare due prodotti simili sullo scaffale. Confrontare il prezzo al chilo delle tisane ha senso limitato: quello che conta davvero è il costo per porzione utilizzabile. Una confezione più economica al grammo potrebbe rivelarsi meno conveniente se contiene filtri più leggeri che richiedono un’infusione doppia per ottenere lo stesso risultato.
L’impatto pratico sulle famiglie
Per chi ha bambini, questa ambiguità informativa si traduce in difficoltà concrete nella gestione quotidiana. Le tisane rappresentano spesso una scelta salutare per idratare i più piccoli, specialmente durante i mesi invernali o prima della nanna. Ma quante sere di tisane garantisce quella confezione da 25 grammi? Impossibile saperlo leggendo solo il peso.
Chi pianifica la spesa settimanale o mensile ha bisogno di calcolare quante porzioni effettive sta acquistando. Un genitore che prepara una tisana al giorno per il proprio bambino deve poter stimare se una confezione durerà due settimane o un mese. Questa informazione determina la frequenza d’acquisto e il budget familiare destinato a questa categoria di prodotto.
Quando il risparmio apparente diventa uno spreco
Le strategie di acquisto intelligenti si basano sulla comparazione delle alternative disponibili. Alcuni produttori indicano volontariamente il numero di filtri sulla parte frontale della confezione, altri lo relegano sul retro in caratteri microscopici, altri ancora lo omettono completamente lasciando che sia il consumatore a scoprirlo solo dopo l’apertura.
Questa disomogeneità informativa crea disparità nella capacità di scelta consapevole. Chi ha più tempo può mettersi a confrontare manualmente ogni scatola, calcolare il rapporto peso-filtri e derivare il costo unitario. Ma la maggior parte dei consumatori, con carrello e bambini al seguito, finisce per scegliere basandosi sul prezzo totale o sul peso, senza reale consapevolezza di cosa sta acquistando in termini di utilizzo pratico.

Strategie per una spesa più consapevole
Di fronte a questa lacuna informativa, esistono alcuni accorgimenti che possono aiutare a fare scelte più informate. Controllare sempre il retro della confezione dove spesso viene indicato il numero di filtri, anche se in forma non evidente, rappresenta il primo passo. Calcolare il peso medio per filtro dividendo il peso netto per il numero di bustine quando entrambe le informazioni sono disponibili permette di avere un parametro di confronto affidabile.
Annotare i dati dei prodotti già testati per creare un proprio archivio di riferimento per gli acquisti successivi si rivela particolarmente utile per le famiglie con consumi regolari. Preferire prodotti che riportano chiaramente il numero di filtri sulla parte frontale significa premiare la trasparenza informativa e spingere il mercato verso standard più elevati.
Oltre la grammatura: cosa dovremmo sapere
La questione delle quantità nette inadeguate si intreccia con altre informazioni rilevanti spesso poco visibili. La concentrazione degli ingredienti attivi, la dimensione del filtro che influenza i tempi di infusione, la presenza di aromi naturali o artificiali che modificano l’intensità percepita: tutti elementi che determinano quante tazze soddisfacenti si possono effettivamente preparare.
Un filtro da 2 grammi di una tisana altamente concentrata può equivalere in resa a due filtri da 1,5 grammi di un prodotto più diluito. Ma questa informazione qualitativa è impossibile da dedurre dal solo peso netto riportato sulla confezione. Le etichette di imballaggio obbligatorie a livello UE potrebbero in futuro migliorare questa situazione, ma serve maggiore attenzione alla praticità delle informazioni fornite.
Il ruolo dell’etichettatura nell’educazione alimentare
Quando parliamo di prodotti destinati anche ai bambini, la chiarezza informativa assume una valenza educativa oltre che pratica. Le famiglie che scelgono le tisane spesso lo fanno nell’ambito di un percorso di alimentazione più attenta e naturale. Meritano strumenti informativi adeguati per compiere scelte realmente consapevoli.
La soluzione non richiede modifiche normative complesse: basterebbe che i produttori adottassero volontariamente una doppia indicazione, affiancando al peso obbligatorio in grammi il numero di filtri contenuti, in caratteri di uguale visibilità. Questa pratica già adottata da alcuni diventerebbe così uno standard di settore, elevando la qualità dell’informazione disponibile per tutti i consumatori.
Nel frattempo, spetta a noi consumatori sviluppare quella consapevolezza critica che trasforma l’atto d’acquisto in una scelta informata. Ogni etichetta nasconde più informazioni di quante ne riveli a prima vista: imparare a leggerle correttamente significa tutelare il proprio portafoglio, la salute della famiglia e contribuire a un mercato più trasparente ed equo.
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