Quando i nipoti entrano nell’adolescenza, si apre una fase delicata in cui il bisogno di autonomia si scontra spesso con l’istinto protettivo degli adulti di riferimento. In molte famiglie emerge un conflitto silenzioso ma pervasivo: da un lato i genitori cercano di responsabilizzare i ragazzi, dall’altro le nonne – mosse da un affetto genuino – continuano a trattarli come bambini da custodire. Questo disallineamento educativo, apparentemente innocuo, può generare tensioni familiari profonde e ostacolare il percorso di crescita dei giovani proprio nel momento in cui ne hanno più bisogno.
Le radici dell’iperprotezione nelle nonne
L’atteggiamento iperprotettivo non nasce da cattive intenzioni, ma da dinamiche psicologiche complesse. Molte nonne vivono il ruolo come una seconda opportunità genitoriale, priva però delle responsabilità dirette e dei conflitti quotidiani. Questo crea uno spazio relazionale in cui prevale la dimensione affettiva e gratificante, rendendo difficile accettare che i nipoti stiano crescendo.
La psicologa dello sviluppo Silvia Vegetti Finzi evidenzia come il rapporto nonni-nipoti si fondi su un patto di alleanza generazionale che salta la generazione intermedia. Quando però questo patto si trasforma in protezione eccessiva, si crea un cortocircuito: la nonna si sostituisce inconsapevolmente ai genitori nelle decisioni educative, minando la loro autorevolezza.
Un altro fattore determinante riguarda l’ansia generazionale. Le nonne di oggi sono cresciute in contesti sociali diversi e percepiscono il mondo contemporaneo come più pericoloso per i giovani. Questa percezione amplificata – rafforzata dai media e dalla narrazione sociale – le porta a moltiplicare le cautele, anche quando oggettivamente non necessarie.
Quando la protezione diventa gabbia dorata
L’iperprotezione si manifesta in comportamenti quotidiani apparentemente innocui ma significativi. La nonna che continua a preparare lo zaino al nipote quattordicenne, quella che interviene immediatamente in ogni piccola difficoltà scolastica, o che sconsiglia sistematicamente attività ritenute rischiose – dallo sport agonistico alle uscite serali con gli amici – sta di fatto limitando le opportunità di sperimentazione necessarie alla crescita.
L’adolescenza rappresenta il periodo critico per lo sviluppo dell’autonomia decisionale e della capacità di gestire il rischio. Privare i ragazzi di queste esperienze, seppur con le migliori intenzioni, significa rallentare la maturazione delle competenze emotive e sociali fondamentali per la vita adulta. Numerose ricerche nel campo della psicologia dello sviluppo confermano che l’autonomia decisionale acquisita durante l’adolescenza predice migliori risultati emotivi e sociali in età adulta.
Il problema si aggrava quando la nonna disconosce apertamente le regole stabilite dai genitori: concede permessi negati, fornisce denaro extra, giustifica comportamenti scorretti. Questo non solo crea confusione normativa nell’adolescente, ma comunica implicitamente che le decisioni genitoriali sono discutibili o superflue.
Il conflitto triangolare: genitori, nonna e adolescente
La tensione tra genitori e nonna raramente viene affrontata apertamente. Spesso si accumula in silenzi tesi, commenti passivo-aggressivi, discussioni apparentemente su altro. I genitori si sentono delegittimati nel proprio ruolo educativo, la nonna percepisce di essere allontanata e accusata ingiustamente, mentre l’adolescente – tutt’altro che passivo – impara rapidamente a sfruttare queste crepe per ottenere vantaggi.

Gli esperti di terapia familiare sottolineano come questi conflitti intergenerazionali possano danneggiare tutti i soggetti coinvolti. L’adolescente cresce con confini incerti, faticando a interiorizzare regole coerenti. I genitori sperimentano frustrazione e senso di inadeguatezza. La nonna vive un doloroso senso di esclusione, percependo che il suo amore viene frainteso.
Segnali che indicano uno squilibrio problematico
- L’adolescente si rivolge sistematicamente alla nonna per ottenere ciò che i genitori hanno negato
- Le conversazioni tra genitori e nonna sul nipote si concludono regolarmente in discussioni
- La nonna commenta negativamente le scelte educative dei genitori davanti al ragazzo
- I genitori evitano di coinvolgere la nonna in attività familiari per prevenire conflitti
- L’adolescente manifesta comportamenti regressivi quando sta con la nonna
Strategie per riequilibrare le dinamiche familiari
Affrontare questa situazione richiede diplomazia, fermezza e soprattutto la volontà di preservare le relazioni senza sacrificare gli obiettivi educativi. Il primo passo consiste nel riconoscere che tutti gli attori coinvolti agiscono mossi da amore, anche quando i risultati sono controproducenti.
I genitori dovrebbero cercare un confronto diretto con la nonna, scegliendo un momento neutro – non nel pieno di una crisi. L’approccio più efficace valorizza il ruolo della nonna, riconoscendone l’importanza affettiva, mentre definisce con chiarezza gli ambiti educativi non negoziabili. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, suggerisce di costruire un patto educativo intergenerazionale in cui ciascuno ha spazi definiti ma condivide obiettivi comuni.
È fondamentale che la nonna comprenda come l’iperprotezione, paradossalmente, possa danneggiare proprio chi si vuole tutelare. Condividere articoli scientifici o coinvolgerla in incontri con esperti può aiutarla a riconoscere che responsabilizzare un adolescente non significa abbandonarlo, ma attrezzarlo per il futuro.
Ridefinire il ruolo prezioso dei nonni nell’adolescenza
I nonni possono offrire agli adolescenti qualcosa che i genitori difficilmente riescono a garantire: ascolto senza giudizio, prospettiva storica, disponibilità emotiva senza l’urgenza educativa quotidiana. Ma questo ruolo complementare funziona solo quando non si sovrappone a quello genitoriale.
La nonna può diventare una figura di riferimento straordinaria per il nipote adolescente quando accetta di evolvere la relazione: da custode protettiva a confidente esperta. Questo significa saper ascoltare senza risolvere immediatamente i problemi, condividere esperienze senza imporre soluzioni, sostenere senza sostituirsi ai genitori nelle decisioni importanti.
Le nonne che accettano di allentare l’impulso iperprotettivo costruiscono legami più profondi e duraturi con i nipoti adolescenti, fondati sul rispetto reciproco piuttosto che sulla dipendenza. Questa trasformazione richiede coraggio e consapevolezza, ma porta benefici a tutta la famiglia, permettendo a ciascuno di vivere il proprio ruolo in modo autentico e costruttivo.
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